Chi ha paura della “A” di Autorità

Grande diffusione hanno avuto sul web le immagini delle manifestazioni di solidarietà agli extracomunitari di Brescia, che nel mese di novembre scorso avevano occupato la gru di un cantiere, in segno di protesta per le difficoltà burocratiche relative alla sanatoria della loro posizione di clandestini.

I manifestanti, extracomunitari e italiani appartenenti ai centri sociali, sono stati a un certo punto dispersi dall’intervento delle Forze dell’Ordine: i filmati relativi all’intervento della polizia hanno fatto il giro del web, con lo scopo manifesto di denunciare presunti episodi di violenza a opera degli agenti nei confronti di pacifici manifestanti disarmati.

Tutto questo non è una novità: accuse alla polizia di eccessiva violenza sono state mosse ogniqualvolta si sono verificate manifestazioni di piazza particolarmente imponenti, vedi Genova nel 2001, Roma nel 2008 e quest’anno, a dicembre.

Nel caso di Brescia, però, è scattato qualcosa di (relativamente) nuovo: le accuse mosse e le attribuzioni di responsabilità sono state concentrate su una persona fisica in particolare, il vice questore vicario di Brescia, che aveva diretto le operazioni di contenimento dei manifestanti, ritenuto unico responsabile delle asserite violenze.

Lo scontro si è personalizzato, è stato individuato un capro espiatorio che incarnasse le presunte nefandezze della polizia.

Venature inquietanti di tragici anni ’70 del secolo scorso, anni di liste, nomi, clamorosi abbagli.

I filmati hanno impazzato sul web, con tanto di gruppi di protesta sui social network e becere parodie musicali su youtube, sempre con protagonista il vice questore di Brescia.

Il funzionario in questione, come l’intera polizia in molti casi, è stato accusato di essere un “servo”: servo del Potere, servo di Berlusconi (e ti pareva), della Lega, un servo alla catena, addirittura tirando fuori controverse questioni sindacali interne alla polizia che lo hanno visto coinvolto, risalenti al 2003 (e sul diritto all’oblio in internet ci sarebbe molto da dire…); la sua famiglia ha subito minacce e raccolto insulti.

Va detto che anche quei filmati montati per sostenere una certa tesi, non evidenziano episodi abnormi: lo stesso vice questore preso di mira ha spiegato, con una e-mail indirizzata all’unico blogger della Rete che ha mosso critiche e osservazioni in maniera civile e sensata, che di cariche vere e proprie non ce ne sono state (non si vede volare una manganellata), che vi è stata solo una carica cosiddetta “di alleggerimento” per disperdere la folla (li hanno rincorsi…), che vi sono stati numerosi inviti verbali (molti di più di quelli pretesi dalla legge) per convincere i manifestanti che lì non si doveva stare assembrati per motivi di sicurezza, che vi sono altri filmati (della Digos, ecc.) che dimostrerebbero come sono andate realmente le cose, ecc.

Ma allora, perchè tanta acredine?

L’impressione è quella di un desiderio, da parte di alcune aggregazioni sociali, di contrastare le Forze dell’Ordine solo ed esclusivamente in quanto interfaccia più immediato dell’Autorità in senso lato.

Della Politica, del Potere, ma di più, dell’Ordine dettato dalle Leggi.

Parole come Ordine e Autorità, se scritte con l’iniziale maiuscola, oggigiorno richiamano echi dittatoriali alle orecchie di certe frange, di certe organizzazioni, di certa stampa.

Emerge – dalla ricognizione della realtà che il web consente a tutti noi, pur con molti limiti – un rifiuto e un senso di antagonismo nei confronti dell’Autorità, dell’Ordine Pubblico in quanto tale.

Se qualcosa è andato storto nella tenuta dell’ordine pubblico a Brescia, se a coloro che sono stati portati via di peso è stata lesa la dignità personale e il decoro, allora chi di dovere trarrà le conseguenze del caso: ma prendendo spunto da tali episodi, assolutamente di ordinaria amministrazione, nel web si è scatenata una reazione indicativa di ben altro.

Si rifiuta l’incarnazione della Legge, si disconosce l’idea dell’Ordine Pubblico in quanto rinuncia a una propria porzione irrinunciabile di libertà, si dileggia il senso della Gerarchia in quanto simonimo di Inferiorità.

Perchè?

Esasperazione di un concetto equivocato di Individualismo, intollerante verso qualsivoglia costrizione e comando, specie quando questo assume una forma fisica, si incarna?

Forse è per questi motivi che si contrasta la polizia in quanto tale, che si fa violenza sugli arbitri di calcio, che si vanno a prendere a schiaffi le maestre che rimproverano i nostri figli, che si picchiano i medici che non hanno salvato la vita ai nostri cari, che le cause davanti ai giudici si moltiplicano anche per questioni irrilevanti e inverosimili?

Ma questa intolleranza alle Regole in nome della Libertà contraddice se stessa, dal momento che la rinuncia a una parte della libertà di movimento è volta a tutelare la libertà stessa; abbiamo affidato alle leggi la tenuta della società (unica forma di convivenza possibile, come secoli di filosofia insegnano) proprio per essere liberi e protetti dall’arbitrio dell’uomo-animale, abbiamo delegato alcuni di noi a farle rispettare, valutando professionalmente, ad esempio, quando un assembramento di persone è pericoloso e quando no, quando costituisce pericolo per le persone e quando no; e per far questo, costoro devono dare ed eseguire ordini, devono ordinare cariche, devono comandare fermi e arresti: se rifiutiamo questo, mettiamo a repentaglio proprio quella libertà che crediamo di preservare, quella libertà che ci consente, su giornali, libri, su internet, di gridare dagli al regime, di scrivere che qui da noi non c’è libertà.

E di poterlo dire liberamente, anche offendendo pesantemente un funzionario di polizia che ha fatto il suo lavoro.

Ascolto con delusione alcune trasmissioni di una nota emittente radiofonica, organo ufficiale di un partito politico, che manda in onda gli interventi degli ascoltatori, senza alcun filtro o censura: quanto spreco di libertà.

Cosa fare?

Recuperare un senso civico nei percorsi scolastici di base appare sempre più urgente e improcrastinabile, far conoscere le leggi che ci governano, le ragioni per cui esiste una Autorità, una Gerarchia, la serenità che deve infondere il rispettare tutto questo, incentivare l’avvicinarsi all’informazione e agli strumenti per capirla criticamente, in questo marasma di dati su dati.

Ovvio, sempre tutelando la possibilità di cambiare le cose, di poter protestare, di poter far valere i propri diritti, come lo stesso nostro ordinamento consente, ma senza isterie complottistiche.

Mentre si grida in strada a tutela della “libertà” e contro i “servi del potere”, mentre si paventano ritorni a dittature tecnicamente non ripresentabili e non più realizzabili, mentre si scomodano anacronistici vessilli, ben altre libertà ci vengono tolte, col nostro apparente e superficiale consenso, senza neanche esercitare diritto di voto, anzi facendo la fila in ogni dove per farcele sottrarre.

E in questi casi il vice questore di Brescia non potrà aiutarci.

Giuseppe Tedeschi

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