Le banche ed i risparmiatori, un rapporto troppo spesso difficile?

Le banche sono più pericolose degli eserciti
(Thomas Jefferson)

“Sicuro… come mettere i soldi in banca”… un giorno si poteva anche dire, oggi mettere i soldi in banca (o “farli” investire) non sempre da ottimi risultati (o ottimi frutti, o ottimi interessi, mettetela come volete…)!

Tangobond, Argentina, Bibop Carire, Banca 121, Cirio, Giacomelli, Parmalat, Lehman Brothers…. sono nomi che abbiamo iniziato a conoscere per note vicende…  e se siamo stati più sfortunati le abbiamo iniziate a conoscere per una perdita del nostro capitale investito… Anche qui ci vuole prevenzione, devo infatti sempre sapere a chi mi affido e devo essere sicuro di aver compreso cosa sto facendo e su cosa sto investendo.

E se poi non tutto va bene (ANZI) e mi ritrovo con un problema (serio, perché spesso di cifre ingenti si tratta) in ambito bancario e/o finanziario?

Come mi è capitato di relazionare ad un Convegno tenuto presso l’Università degli Studi di Perugia (organizzato con l’Unione Nazionale Consumatori Umbria e l’Associazione legali Italiani www.associazionelegaliitaliani.it , oltre che l’Associazione Italiana Giovani Avvocati di Perugia, ed il patrocinio della Confprofessioni, l’Associazione Nazionale Forense,  l’Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani, ecc. ecc.) …

MOLTE SONO LE STRADE PER POTER TUTELARE I PROPRI DIRITTI DI UTENTE – RISPARMIATORE – INVESTITORE…

Primo passo: per queste materie (ambito finanziario e bancario, oltre che assicurativo) è necessario procedere, con lo strumento della mediazione civile e commerciale e quindi rivolgersi presso un Organismi di Mediazione accreditato dal Ministero della Giustizia. Oppure? Oppure, in determinati casi e comunque solo dopo un reclamo formale all’Istituto Bancario, posso rivolgermi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) o alla Camera di Conciliazione ed Arbitrato presso la CONSOB (volendo esiste anche l’Ombudsman bancario…).

E se proprio non si trova una soluzione positiva? Si va in Tribunale!

Molte sentenze hanno dato ragione ai risparmiatori. Per esempio, l’istituto di credito è stato obbligato a rifondere l’intero capitale investito:

-        (titoli argentini) in quanto non ha mai depositato nei due giudizi copia del contratto c.d. quadro previsto dall’art. 23 TUF;

-         (titoli argentini) per mancata segnalazione dell’inadeguatezza dell’operazione;

-         (titoli Cirio) per violazione degli obblighi informativi nei confronti del cliente e per mancata segnalazione allo stesso dell’inadeguatezza dell’operazione;

-        (titoli argentini) per violazione degli obblighi informativi nei confronti del cliente. In particolare il Tribunale ha sancito che: 1) l’obbligo informativo non può ritenersi certamente esaurito con la sola redazione del profilo soggettivo del cliente, ma, tali dati, devono poi essere specificati ed integrati dalla puntuale e compiuta informazione sui singoli titoli oggetto di trattativa ed acquisto; 2) all’indicazione della inadeguatezza dell’operazione sull’ordine d’acquisto, deve necessariamente accompagnarsi la specificazione, da parte del funzionario della Banca, delle motivazioni precise di tale avvertimento (ovvero inadeguatezza per tipologia, oggetto, frequenza o dimensioni);

-        (titoli argentini) per non aver segnalato all’investitore la rischiosità specifica dei titoli argentini. Peraltro, il detto Tribunale, non solo ha ritenuto non sufficiente la mera consegna al cliente del documento sui rischi generali degli investimenti (e ciò ai fini del pieno espletamento da parte della Banca degli obblighi informativi previsti dal TUF), ma ha anche considerato che tali obblighi dovessero permanere del tutto integri nonostante il cliente avesse in precedenza effettuato altri investimenti di media/alta rischiosità;

-        (titoli argentini) per non aver segnalato l’inadeguatezza per dimensione dell’operazione finanziaria (visto che l’investimento costituiva circa il 50% del patrimonio mobiliare dei clienti). Il Tribunale ha, inoltre, ritenuto che il non aver aderito all’Offerta Pubblica di Scambio non costituisce concorso di colpa degli attori sanzionabile ex art. 1227 c.c., in quanto l’adesione alla detta offerta non avrebbe comportato un incremento di valore dei bonds in contestazione, bensì la permuta di questi con altre obbligazioni dell’Argentina a propria volta di valore incerto alla data di scadenza;

-        (titoli CIRIO) per accertata violazione della norma che impone ad ogni intermediario di informare specificatamente il proprio cliente (indipendentemente dal grado di esperienza dello stesso che, nel caso di specie, era di medio livello) dei rischi inerenti l’operazione finanziaria che egli sta per effettuare. In particolare il Tribunale ha sancito: l’irrilevanza del fatto che l’investimento era stato richiesto autonomamente dal cliente; – l’evidente rischiosità del titolo Cirio dettata dalla particolare natura giuridica dell’emittente, dal suo capitale sociale, dal suo (quasi insussistente grado di solvibilità, dalla mancanza di rating dei titoli da questa emessi, dal fatto che gli stessi non potevano essere ceduti alla clientela retail…;  l’inadeguatezza della semplice dicitura “operazione inadeguata” apposta sull’ordine d’acquisto, la quale, quindi, non consente certo di ritener adempiuto il precetto di cui all’art. 29 Reg. Consob; l’insussistenza nel caso di specie dell’esercizio da parte della Banca (anche) di un’attività informativa posteriore all’acquisto;

-        (titoli argentini) per accertata violazione degli obblighi d’informazione specifica nei confronti del cliente, nonché, della chiara inadeguatezza delle operazioni compiute, E CIO’, NONOSTANTE IL CLIENTE AVESSE UNA ‘SOSTANZIOSA’ PREGRESSA ATTIVITA’ FINANZIARIA;

-        (titoli argentini) per violazione degli obblighi d’informazione specifica nei confronti del cliente, nonché, della chiara inadeguatezza delle operazioni compiute. La singolarità di questa sentenza risiede nel fatto che il Giudice ha evidenziato la contraddittorietà della tesi difensiva seguita dalla Banca (per la quale la Repubblica Argentina non presentava alcun segno di “cedimento economico”) con le testimonianze rese in udienza proprio dai funzionari dipendenti dell’Istituto stesso (i quali, al contrario, sostenevano di aver vanamente invitato il cliente ad investire i propri risparmi in titoli riferibili ad un’emittente meno “traballante” dal punto di vista economico). Secondo il magistrato, tale palese contrasto di tesi difensive, prova inconfutabilmente che la Banca era ben conscia della rischiosità delle operazioni di vendita dei titoli argentini, ma ne caldeggiò comunque l’acquisto al cliente, il quale, peraltro, non aveva nessuna sensibile esperienza in materia finanziaria.

-        (titoli Parmalat) per violazione degli obblighi d’informazione ed inadeguatezza dell’operazione… e in questo caso il risparmiatore si è tenuto anche gli interessi.

Chiosa dell’avvocato: La Corte di Cassazione (es. Sentenza Cass. n. 2058 del 23 febbraio 2000) ha ormai riconosciuto da tempo che la “tutela del risparmio” non rappresenta un semplice interesse privato, bensì un vero e proprio “interesse pubblico” che trova esplicito riconoscimento nel testo costituzionale (art. 47 Cost. in particolare). L’attività bancaria nel suo complesso, risulta disciplinata come un servizio per il pubblico con tipiche forme di autorizzazione, vigilanza e trasparenza. Ne deriva che i profili di responsabilità nell’espletamento di tale attività vadano sanzionati in conformità all’elevato grado di professionalità richiesto.

Un ricco banchiere muore e va in paradiso. All’ingresso trova però un guardiano che si rifiuta di farlo entrare: “Mi dispiace, ma il suo nome non è nell’elenco”. “Come è possibile! Protesta il banchiere. Io in vita mia non ho fatto altro che bene, ho fatto beneficenza ai poveri, ho dato lavoro a centinaia di persone, ho aiutato chi aveva bisogno…”. “Si, d’accordo” – risponde il guardiano – “tutte azioni meritevoli, ma qualche cattiva azione ci sarà pur stata!”. “Qualcuna si, è inevitabile, ma le ho rivendute subito!”.

N.B. per fortuna non tutti i rapporti bancari finiscono in Tribunale (come non tutti i matrimoni… ;)e naturalmente non tutti gli Istituti Bancari e gli Intermediari Finanziari sono o fanno così, per cui PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE anche in questo ambito!

Per approfondimenti scaricati il mio intervento al Convegno presso l’Università di Perugia: insieme al download garantiamo il capitale investito ed interessi interessanti! : ) per ricevere gli allegati via posta elettronica clicca qui

 

news

Girovagando in internet, si può trovare la notizia di una nuova sentenza del Tribunale di Parma (n. 721/2012 per i più curiosi), che avvalora quanto già sopra esposto. Con questa sentenza il Giudice ha condannato una banca al risarcimento dei danni subiti da una risparmiatrice, in questo caso pari alla somma investita detratta l’unica cedola incassata prima del default, poiché la stessa, avendo acquistato titoli argentini nel febbraio 2001, sarebbe stata avvertita del pericolo, ma non le sarebbe stato fatto firmare nulla. L’Istituto bancario avrebbe commesso dunque un evidente inadempimento in quanto dopo che era stato espressamente chiarito alla cliente che si trattava di investimento inadeguato per oggetto – all’epoca i titoli argentini erano pericolosissimi – mancava la dichiarazione scritta della risparmiatrice di voler comunque effettuare l’operazione secondo quanto prescritto dall’art. 29 Reg. Consob n. 11522/98.

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